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Presidente Mattarella, i nostri diritti referendari restano traditi

Presidente Mattarella, i nostri diritti referendari restano traditi

Signor Presidente,

torno a scriverLe dopo che sono trascorsi oramai due mesi da quando, lo scorso 13 maggio, Le ho consegnato il dossier che documenta come in Italia i diritti referendari e di iniziativa popolare siano negati ai cittadini.

Da allora, ogni settimana altri cittadini hanno integrato quel dossier e sono stati presenti in piazza del Quirinale nella forma del Duran Adam, per chiederLe cosa deve fare un italiano a cui viene negato un diritto fondamentale e che si è rivolto inutilmente a tutte le istituzioni del Paese.

In occasione del recente tentativo di modificare la legge elettorale, il Parlamento ha dimostrato ancora una volta di non voler intervenire per rimuovere gli ostacoli -contenuti nella legge n 352 del 1970- all’esercizio dei diritti costituzionali, né il Governo intende assumere iniziative in merito.

Dei primi segnali di speranza, però, sono nel frattempo arrivati.

La Presidente della Camera Laura Boldrini, infatti, anche a seguito del dialogo avviato con fermezza da Filomena Gallo, Marco Gentili e Marco Perduca, ha sventato il rischio che persino il diritto a promuovere leggi di iniziativa popolare fosse del tutto compromesso dalle attuali procedure discriminatorie e irragionevoli.

Contestualmente, nelle città di Milano e di Napoli altri cittadini hanno iniziato a rivendicare, nella stessa forma del Duran Adam, i loro diritti referendari negati da Comuni o Regioni.

Gli oneri di autenticazione delle firme da parte di un pubblico ufficiale, di vidimazione dei moduli e di certificazione preventiva delle sottoscrizioni, però, rimangono invariati e impediscono l’esercizio dei diritti referendari.

Non è un caso, signor Presidente, che nessuna campagna referendaria sia in corso.

In queste ore, invece, centinaia di cittadini sono impegnati nella raccolta firme per diverse leggi di iniziativa popolare, tra cui quella per riformare la disciplina sull’immigrazione (“Ero Straniero”) e la proposta per la separazione delle carriere dei magistrati.

Cittadini che, per partecipare alla vita politica del Pese, sono costretti a sfidare proprio quelle procedure arbitrarie senza alcun supporto delle istituzioni. Ma non solo, visto che anche le Questure rendono sempre più ardua la tenuta dei banchetti di raccolta firme, con richieste vessatorie, come quella di dover consegnare a mano (e la Pec?) con tre giorni di anticipo la richiesta di permesso per la piazza prescelta.

In pratica, il cittadino che volesse fare un tavolo dovrebbe seguire questo iter: a) stamparsi il modulo a proprie spese nel formato previsto dalla legge; b) recarsi in Comune per la vidimazione; c) tornare dopo due giorni in Comune per riprendere il modulo; d) cercare un pubblico ufficiale che sia disposto ad autenticare le firme nelle stesse ore in cui il cittadino ha tempo per l’attivismo; e) recarsi tre giorni prima in Questura per consegnare la richiesta cartacea; f) portare tavolo, moduli e materiale autoprodotto nel giorno indicato; g) pagare 25 euro l’ora il pubblico ufficiale per il servizio reso; h) recarsi in Comune per chiedere i certificati di iscrizione nelle liste elettorali di ciascun firmatario; i) andare nei giorni seguenti al Comune per ritirare i certificati richiesti; l) inserire il certificato del cittadino nel modulo in cui ha firmato.

Nelle scorse settimane, inoltre, è stata depositata in Cassazione una nuova proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Più democrazia e sovranità del cittadino”, avente ad oggetto una riforma di sistema in materia di referendum nazionali e locali e nuovi strumenti di conoscenza e partecipazione per i cittadini.

Essendo tra i promotori di questa proposta, sarò impegnato nelle prossime settimane nel tentativo di raccogliere le 50 mila firme previste dalla Costituzione, insieme agli altri promotori che sono Radicali italiani, il Coordinamento per la democrazia costituzionale, Più Democrazia in Trentino, Verdi, Possibile, Effetto Parma.

Ebbene, considerato che non più di qualche decina di consiglieri comunali in tutta Italia sono ascrivibili ai promotori di questa proposta, saranno necessari oltre 130 mila euro esclusivamente per pagare i pubblici ufficiali che autentichino le firme (25 euro l’ora, ad una media di 10 firme l’ora)!

Le dico subito, Presidente, che non intendiamo rassegnarci né alle procedure discriminatorie esistenti, né all’indifferenza o alle vessazioni delle istituzioni.

Per questo motivo, mi attiverò da subito per esercitare tutti i diritti riconosciutomi in forma telematica, peraltro unico modo -come ci ha spiegato Marco Gentili– che hanno tantissimi cittadini per partecipare alla vita del Paese. Solleciterò le istituzioni a svolgere le loro funzioni, che dovrebbero essere al servizio del cittadino e non vessarlo. Di tutto questo, Presidente, le fornirò via via documentazione, in modo che possa rendersi conto di ciò che deve passare un cittadino che ancora crede nella democrazia e nella Costituzione.

Confidando che Ella trovi il modo per garantire finalmente a tutti gli italiani i loro diritti di iniziativa popolare riconosciuti dalla Costituzione e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici.

Con osservanza

 

Mario Staderini

 

Consegnata il 16 luglio 2017 in piazza del Quirinale in occasione della decima settimana di Duran Adam

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